Voucher per la digitalizzazione delle Pmi.

Il voucher per la digitalizzazione delle Pmi è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014. 

Cosa finanzia

Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher.

Le agevolazioni

Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher per la digitalizzazione delle Pmi di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Come funziona

Con decreto direttoriale 24 ottobre 2017 sono state definite le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni. Le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informatica che sarà resa disponibile in questa sezione, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda. Per l’accesso è richiesto il possesso della Carta nazionale dei servizi e di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Nel caso in cui l’importo complessivo dei voucher per la digitalizzazione delle Pmi concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del voucher per la digitalizzazione delle Pmi, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

Bonus mamma domani 2017: l’Inps conferma la retroattività del premio

L’Inps, con la pubblicazione della nuova circolare 61 del 16 marzo 2017, arrivata ad integrazione dell’altra circolare Inps 39 del 27 febbraio scorso e con la quale l’Istituto aveva fissato i requisiti per ottenere il premio e le modalità e le istruzioni su come presentare le domande, conferma la retroattvità del bonus mamma domani al 1° gennaio 2017.

A prescindere quindi dal fatto che dall’inizio del 2017, la mamma sia già entrata nel 7° mese di gravidanza, abbia partorito, adottato o preso in affido il minore, le spetta comunque il  premio nascita 2017 ossia, il contributo una tantum di 800 euro, e pertanto, quando l’Inps darà il via alle domande bonus mamma domani, potrà presentare la relativa domanda.

L’Inps, nella nuova circolare n. 39 del 16 marzo 2017, scrive che a seguito di ulteriori approfondimenti, al fine di chiarire meglio la normativa, sono stati riformulati i paragrafi 1 e 2 in riferimento, rispettivamente, ai requisiti e alla maturazione del premio alla nascita 2017.

Ecco quindi come sono stati riformulati i requisiti del bonus mamma domani Inps 2017: sulla base della nuova formulazione, i requisiti generali richiesti per avere diritto al premio alla natalità che spetta alle donne incinte o alle mamme in possesso degli stessi requisiti bonus bebè, ossia, dei requisiti per ottenere l’assegno di natalità ai sensi della legge di stabilità n. 190/2014 (art. 1, comma 125), sono:

  •  residenza in Italia;
  • cittadinanza italiana o comunitaria; le cittadine non comunitarie alle quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’ art. 27 del Decreto Legislativo n. 251/2007;
  • per le cittadine non comunitarie: occorre avere il permesso di soggiorno UE o la carta di soggiorno per familiari di cittadini UE così come gà previsto per il bonus bebeè stranieri

Quando spetta il bonus mamme domani? Secondo quanto chiarito dall’Inps con la circolare n. 61, il premio alla natalità o all’adozione di 800 euro, può essere concesso solo se uno degli eventi sotto elencati si verificano a partire dal 1° gennaio 2017:

  • Compimento del 7° mese di gravidanza;
  • Parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • Adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;
  • Affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi   dell’art. 22, comma 6, della legge 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34 della legge 184/1983.

Il bonus è concesso in un’unica soluzione, per evento (gravidanza o parto, adozione o affidamento), e in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.

Le mamme beneficiarie del premio alla natalità o all’adozione, hanno diritto a ricevere a titolo di bonus un importo di 800 euro erogato dall’Inps una sola volta, sotto forma, probabilmente di assegno o bonifico.

L’erogazione degli 800 euro di bonus mamme, avverrà solo previo invio telematico della domanda compilata sull’apposito modulo e verifica del possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge.

Inoltre l’importo non sarà erogato a rate mensili, come avviene per il bonus bebè, ma verrà pagato in un’unica soluzione, in modo da permettere alla futura mamma, neo mamma, mamma adottiva o affidataria, di utilizzare i soldi del premio per effettuare visite mediche ed esami o da spendere in prodotti di prima infanzia.

Lo studio rimane a disposozione per eventuali chiarimenti, raccolta documenti e presentazione pratica.

Studio Tarabella Dott. Luca

(fonte: guidafisco.it)

Le novità del Decreto Milleproroghe.

il decreto Milleproroghe è divenuto legge. Andiamo qui di seguito a riassumere le principali novità in ambito fiscale

NUOVO SPESOMETRO

Per il primo anno di applicazione la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute (nuovo spesometro) prevista inizialmente su base trimestrale è effettuata su base semestrale. Il temine per la comunicazione analitica dei dati delle fatture relative al primo semestre è prorogato dal 25 luglio al 16 settembre 2017. Per la comunicazione relativa al secondo semestre si prevede il termine del mese di febbraio 2018.
Per quanto riguarda l’adempimento relativo alla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (ai sensi dell’art. 21-bis del D.L. n. 78/2010) rimangono ferme le scadenze trimestrali, previste dalla norma vigente.

VETERINARI

Si dispone una proroga dei termini vigenti (dal 31 gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo al sostenimento di spese veterinarie) per l’invio al Sistema tessera sanitaria (STS), da parte dei veterinari iscritti agli Albi professionali, dei dati relativi alle predette spese – in relazione ad animali da compagnia e destinati alla pratica sportiva – sostenute da persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2016;

INTRASTAT

Si ripristinano fino al 31 dicembre 2017 gli obblighi di comunicazione dei dati relativi agli acquisti intracomunitari di beni ed alle prestazioni di servizio ricevute da soggetti stabiliti in altro Stato membro dell’Unione europea, previsti dall’art. 50, comma 6, D.L. n. 331/1993, nel testo vigente alla data del 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore del D.L. n. 193/2016). L’Agenzia delle Entrate ha confermato, viste le modifiche repentine della normativa, la non applicabilità di sanzioni nel caso di invii tardivi dei modelli aventi come scadenza il 27 febbraio 2017.

COMUNICAZIONE BENI GODIMENTO AI SOCI

Viene abrogata la disciplina delle comunicazioni al fisco e dei controlli dell’Agenzia delle entrate, relative alla concessione di beni d’impresa in godimento ai soci (art. 2, commi 36- sexiesdecies e 36-septiesdecies D.L. n. 138/2011);

LOTTERIA SCONTRIINI FISCALI

Slitta dal 1° marzo 2017 al 1° novembre 2017 l’avvio dell’applicazione sperimentale della lotteria nazionale legata agli scontrini limitatamente agli acquisti di beni o servizi, fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione, effettuati da persone fisiche residenti in Italia mediante strumenti che consentano il pagamento con carta di debito e di credito.

AUTOTRASPORTO

Si proroga, limitatamente all’anno 2017, il termine per il pagamento del contributo per l’iscrizione all’albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi (art. 63, comma 4, legge n. 298/1974), al 31 marzo 2017;

Legge di stabilità 2017: prime anticipazioni.

Approvata, a grandi linee, la manovra per il 2017, che comprende un decreto legge collegato con misure di carattereprevalentemente fiscali. Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 15.10.2016, ha dunque dato il via alla manovra per il 2017 composta dalla Legge di Bilancio e da un decreto legge collegato.
Come da prassi i testi non sono ancora disponibili e sono, probabilmente, ancora non definitivi ma le misure presentate e le anticipazioni rivestono ampio interesse.
  • E’ anzitutto scongiurato il temuto aumento dell’IVA, mentre vieneconfermato il taglio dell’IRES al 24%, giàapprovato nella precedente manovra, che si accompagna all’introduzione, per talune categorie di persone fisiche, dell’IRI al 24% in sostituzione dell’IRPEF.
  • A furor di popolo viene decretata l’abolizione di Equitalia. Naturalmente ciò non comporterà la fine della riscossione, ma il trasferimento delle competenze all’Agenzia delle Entrate. In realtà, l’operazione si accompagna ad una sanatoria delle more (non delle imposte). Trasparirebbe la volontà di comprendere nella sanatoria solo le cartelle relative ad imposte relative ai ruoli sino al 2015, anche se non ancora notificate. Il pagamento potrebbe essere dilazionato. Non si tratterebbe tuttavia, di un condono.
  • Buone notizie anche per l e imprese agricole, che non pagherebbero l’IRPEF per un triennio.
  • Sul fronte dell’accertamento si annuncia un nuovo corso, con un Fisco più gentile e con il progressivo abbandono degli studi di settore a favore di indicatori di compliance e con un sistema premiale a favore dei contribuenti virtuosi. Vedremo, su questo punto, se basterà una legge a cambiare gli atteggiamenti di reciproca diffidenza che caratterizzano il rapporto Fisco-contribuente.
  • Circolano, inoltre, voci su una voluntary bis di ampia portata, che coinvolgerebbedisponibilità liquide detenute in Italia e non giustificate da precedenti redditi.
  • Parrebbero scontate alcune proroghe , tra le quali quella del super-ammortamento al 140% sull’acquisto di beni strumentali. A questa misura si accompagnerebbe un’ulteriore maggiorazione (iper-ammortamento) fino al 250% sull’acquisto di beni strumentali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa.
  • E’, ancora, allo studio il potenziamento dei bonus sui salari di produttività, che sarebbe esteso anche a redditi dei quadri aziendali e ad importi maggiori. Sono, inoltre, previsti potenziamenti per il bonus ristrutturazioni con l’intento specifico di agevolare le misure di prevenzione antisismiche anche dei condomini.
  • Potenziate anche le misure sul credito d’imposta per la ricerca e sviluppo.
  • Non è chiaro se già nel 2017 ci sarà qualche intervento a favore delle famiglie che, invece, potrebbero rappresentare il pezzo forte degli impegni per il 2018. Ampi, infine, gli interventi sulle pensioni che interessano, soprattutto, le uscite anticipate.

(fonte: ww.ratio.it Alberto Di Vita)

Dal 2016 la rinuncia ai crediti dei soci è fiscalmente rilevante.

A seguito delle novità portate dal decreto “internazionalizzazione” la rinuncia dei soci ai crediti derivanti da finanziamenti costituisce sopravvenienza attiva per la società. A seconda del valore fiscale, però, sarà possibile neutralizzare l’effetto fiscale.

L’art. 13 comma 1 lett a) del D.Lgs. 147/2015 ha inserito nell’art. 88 del TUIR il comma 4 bis. Esso prevede che la rinuncia dei soci ai crediti si considera sopravvenienza attiva per la parte che eccede il relativo valore fiscale. A tal fine, il socio comunica alla società partecipata detto valore, mediante dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

La novità non è di poco conto se si considera che, nei tempi di crisi economica che attraversiamo, capita spesso che i soci che avevano effettuato finanziamenti alla società di cui fanno parte debbano rinunciarvi.

Al fine di neutralizzare l’effetto della nuova disposizione fiscale in capo alla società, il socio dovrebbe rilasciare a quest’ultima una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, nella quale dichiarare un valore fiscale del finanziamento uguale al suo ammontare.

La nuova disposizione ha certamente un senso perché vuole rendere fiscalmente rilevanti tutte le situazioni nelle quali il valore d’acquisto del credito è inferiore al nominale.

A tal proposito si pensi a un socio che acquista, a prezzo di stralcio, un debito bancario della società, al quale poi rinuncia. Prima della novità, la banca rilevava una perdita su crediti, ma né il socio né la società erano tenuti a rilevare alcuna sopravvenienza attiva tassabile.

Nel caso frequente in cui un socio di società rinunci al proprio credito da finanziamento (di tipo finanziario o commerciale) per ripianare le perdite subite dalla società, sarà però possibile ovviare alla tassazione della sopravvenienza attiva a carico della società.

Come sopra accennato, a questo scopo, il socio dovrà comunicare alla società, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio, il valore fiscale della rinuncia.

Attenzione a quest’adempimento, che è da eseguire in qualunque caso. Infatti il predetto comma 4-bis prevede che, in assenza di tale comunicazione, il valore fiscale del credito è zero.

Quindi, senza la prescritta comunicazione, la società sarà tenuta alla rilevazione fiscale dell’intera sopravvenienza attiva!

Inoltre, per rendere coerente l’ammontare del costo fiscale della partecipazione del socio con la nuova disposizione, l’art. 13 del D.Lgs, 147/2015 ne prevede l’incremento nella misura pari al nuovo criterio di determinazione del costo fiscale del credito rinunciato.

Infine, il comma 2 dell’art. 13 del predetto D.Lgs. 147/2015, prevede che la disposizione di cui si tratta si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di entrata in vigore.

Nella generalità dei casi si tratta del periodo d’imposta in corso, coincidente con l’anno solare 2016, per cui la nuova disposizione si rende già applicabile per es. alle rinunce ai crediti effettuate dai soci per la copertura delle perdite derivanti dal bilancio del 2015.

Fonte: Dott. Rag. Giuseppina Spanò – Palermo

Acquisto abbigliamento: il professionista può dedurre i costi?

Una delle domande che prima o poi si pongono quanti esercitano attività di lavoro autonomo è se sia possibile dedurre, tra le spese inerenti la propria professione, anche quelle relative all’acquisto di abbigliamento “formale” da indossare mentre si svolge la propria attività. La risposta, pur in mancanza di una presa di posizione ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, dovrebbe essere negativa, in mancanza di un preciso riscontro del principio dell’inerenza. Optare per la deducibilità di tali costi, allo stato attuale, espone ad un sicuro rischio di contestazione in caso di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

È indubbio che, nell’esercizio di alcune attività professionali, specialmente quando ci si rapporta, non solo con i propri clienti, ma anche con uffici pubblici, è doveroso presentarsi con un abbigliamento consono.
Si tratta di regole non scritte in nessuno degli ordinamenti professionali ma dettate, oltre che dalla volontà di dare una certa immagine professionale di sé, anche dal rispetto e decoro della professione che si esercita.
Infatti, se è vero che un famoso proverbio afferma che “l’abito non fa il monaco”, è altrettanto vero che, ad esempio, un avvocato che si presenta di fronte ad un giudice con una “semplice” polo sotto la toga dà di sé una immagine poco professionale.
Pertanto, è consuetudine, per i professionisti, vestire in maniera formale ed elegante.
Ciò comporta, però, il sostenimento di alcuni costi per l’acquisto degli abiti ed accessori, anche di non poco conto. Ci si pone, dunque, una domanda: è possibile dedurre tali costi considerandoli inerenti allo svolgimento dell’attività professionale?
Alla domanda non è possibile dare una risposta univoca, anche perché, oltre a non esserci alcuna norma che prevede ciò, non c’è nemmeno una pronuncia dell’Amministrazione finanziaria che, in senso positivo o negativo, affronti la questione.
Per tentare di dare una risposta alla domanda, quindi, non si può fare a meno di partire dal concetto di inerenza.

Principio di inerenza nel lavoro autonomo

Il principio di inerenza non è direttamente disciplinato nel TUIR, sia nell’ambito del reddito d’impresa che in quello di lavoro autonomo.
A dire il vero, per il reddito d’impresa l’art. 109, comma 5, TUIR prevede che “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi.”
Per quanto riguarda, invece, il lavoro autonomo, il legislatore si limita semplicemente a stabilire che il reddito è costituito dalla differenza fra l’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nell’esercizio della professione (art. 54 TUIR).
Diventa, pertanto, difficile dare una definizione inequivocabile del principio di inerenza.
Bisogna quindi partire dal presupposto che il reddito derivante da un’attività di lavoro autonomo dovrebbe essere inteso come correlazione della spesa all’attività professionale nel suo complesso, senza che debba esserci un nesso rigoroso con i singoli compensi.
Basandosi su tale assunto, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di affermare che “le spese afferenti l’attività professionale sono infatti quelle sostenute per lo svolgimento di attività o per l’acquisizione di beni da cui derivano compensi che concorrono alla formazione del reddito professionale. È necessario pertanto che sussista una connessione funzionale, anche indiretta, dei costi sostenuti rispetto alla produzione dei compensi che concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo” (risoluzione 8 marzo 2002, n. 79/E).
Ancora, in un altro documento di prassi ha affermato che le spese devono essere correlate all’attività nel suo complesso indipendentemente dal valore aggiunto imputabile ad ogni singola prestazione svolta dal contribuente non dovendo rinvenirsi, per la loro deducibilità, una particolare relazione con i singoli compensi percepiti (risoluzione 16 febbraio 2006, n. 30/E).
Se questa è la posizione della prassi, può essere utile vedere cosa ne pensa la giurisprudenza.
Sul concetto di inerenza, sono molteplici le pronunce giurisprudenziali, sia di merito che di legittimità.
Tra tutte si richiama la sentenza della Corte di Cassazione 18 febbraio 2015, n. 3198: in quella sede è stato affermato che, in materia di reddito da lavoro autonomo, l’inerenza presuppone un rapporto di diretta e immediata correlazione che deve instaurarsi ai fini della determinazione della base imponibile fra la spesa sostenuta e la professione esercitata.
Detto così, il principio potrebbe apparire di facile applicazione, ma proprio perché manca una definizione di legge, si presta ad interpretazioni soggettive soprattutto in quei casi, come quello di cui si discute, in cui non vi è un rigoroso nesso tra i costi sostenuti da un professionista e i singoli compensi percepiti.

Deducibilità costi acquisto abiti

Alla luce di quanto sin qui detto, veniamo, dunque, al punto: è possibile, richiamando il principio di inerenza, sostenere che l’acquisto di abiti da indossare durante l’esercizio dell’attività costituisca un costo deducibile dal reddito di lavoro autonomo?
In altri termini, si può affermare che ci sia un rigoroso nesso tra l’acquisto degli abiti e i compensi percepiti?
La risposta non può che essere negativa, anche se con alcuni distinguo.
Infatti, è pacifico che l’acquisto di un camice da parte di un medico o di una toga da parte di un avvocato costituisca un costo inerente alla propria attività e, per questo, deducibile.
Ma non si ritiene possibile giungere alla stessa conclusione nel caso dell’acquisto di un abito elegante da parte di un dottore commercialista.
Non regge nemmeno l’eventuale, ma sicuramente più difendibile, deduzione del costo in misura pari al 50%, supponendo che l’abbigliamento possa essere indossato sia nelle ore di lavoro che nel tempo libero.
Infatti, quello che sembra mancare è proprio l’inerenza di tale costo all’attività svolta, così come definita in precedenza.
A ciò si deve aggiungere che nessuno degli ordinamenti professionali prevede, in maniera diretta, il binomio abbigliamento consono/decoro della professione.
In conclusione, optare per la deducibilità di tali costi (seppur in percentuale), allo stato attuale, espone ad un sicuro rischio di contestazione in caso di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, con pochissime (se non proprio nulle) possibilità di difesa in fase di contenzioso.
Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/fisco/imposte-dirette/quotidiano/2016/07/28/acquisto-abbigliamento-il-professionista-puo-dedurre-i-costi?utm_source=Facebook&utm_medium=FB_comm&utm_campaign=FB_comm
Saverio Cinieri – Dottore commercialista in Francavilla Fontana)

Il regime dei contribuenti minimi e forfetario a confronto.

La Legge di Stabilità 2016 ha abrogato definitivamente il regime dei contribuenti minimi trasferendo le agevolazioni fiscali nel nuovo regime forfetario. Vediamo quali sono le differenze sostanziali tra i due regimi.

Come è noto, il regime forfetario è riservato alle persone fisiche che realizzano ricavi o compensi inferiori a determinate soglie, variabili in relazione all’attività esercitata, e prevede la determinazione del reddito con l’applicazione ai ricavi/compensi di un coefficiente di redditività.

Inizialmente, nella sua prima versione, tale regime appariva in linea generale meno conveniente rispetto al regime dei contribuenti minimi. L’impossibilità di dedurre analiticamente costi e spese, l’aliquota al 15% e le soglie di ricavi/compensi molto basse rendevano poco appetibile il regime forfetario e molto rimpianto il vecchio regime dei minimi. Con le correzioni apportate in corsa dalla Legge di Stabilità 2016, che hanno introdotto l’abbassamento dell’aliquota al 5% per i forfetari start-up e l’innalzamento delle soglie dei ricavi/compensi per poter accedere e permanere nel regime agevolato, la disparità di trattamento tra contribuenti minimi e nuovi forfetari è stata eliminata.

I due regimi differiscono per alcuni aspetti sostanziali:

  • l’imposta sostitutiva per i forfetari non rientranti nella categoria degli “start-up” é al 15%, mentre nel vecchio regime dei minimi é al 5%;
  • nel regime dei minimi non era consentito avere collaboratori o dipendenti mentre nel forfetario sì, nel limite di 5.000 euro;
  • nel regime dei minimi la soglia di ricavi/compensi da non superare era genericamente di 30.000 euro, nel forfetario ci sono varie soglie in relazione al codice ATECO del contribuente;
  • nel regime dei minimi nel caso di superamento del 50% di ricavi era prevista la fuoriuscita dal regime agevolato nell’anno dello sforamento, mentre nel regime forfetario dall’anno successivo;
  • il costo dei beni strumentali al lordo degli ammortamenti nel vecchio regime dei minimi non doveva superare i 15.000 euro nel triennio, nel forfetario il limite è 20.000 al 31 dicembre di ciascun anno;
  • la durata del regime dei minimi era di cinque anni a meno che il contribuente non avesse ancora compiuto i trentacinque anni di età, il nuovo regime forfetario è per sempre se si rispettano i requisiti di ingresso.

Per facilità di lettura, si riporta una tabella riepilogativa che mette a confronto i due regimi fiscali agevolati:

Confronto-regime-minimi-regime-forfetario

fonte: Giovanni Fanni – Centro Studi CGN

http://www.studiofanni.net/

Start-up innovative: cosa cambia dal 20 luglio 2016.

La costituzione delle start-up innovative segue la disciplina delle società di capitali e quindi richiede la forma dell’atto notarile. Ma dal 20 luglio 2016 non è più così: vediamo perché.

Con la circolare 3691/C del 1˚ luglio 2016, infatti, il Ministero dello sviluppo economico fa sapere che per le start-up in forma di società a responsabilità limitata entra in vigore il modello standardizzato previsto dall’art. 4, comma 10-bis, del D.L. n.3 del 2015, il quale afferma: “Al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico e sono trasmessi al competente ufficio del registro delle imprese di cui all’ articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni”.

Il decreto del MiSE stabilisce appunto che gli atti costitutivi e gli statuti debbano essere redatti secondo le specifiche tecniche contenute negli allegati A, B e C ad esso allegati e che siano in formato XML. Per informazioni in merito alla redazione e per scaricare il modello è stato predisposto l’apposito sito startup.registroimprese.it.

All’articolo 3 del decreto invece si parla di registrazione dell’atto in quanto, dopo aver scaricato, compilato e firmato digitalmente tale modello, si passa alla registrazione sempre tramite l’apposito sito. A questo punto la procedura automatica prevede che il modello sottoscritto, l’atto costitutivo, gli eventuali documenti a corredo e la ricevuta di pagamento siano trasmessi mediante posta elettronica al competente ufficio delle Entrate; il tutto automaticamente!

Terminata anche la fase di registrazione, è necessario iscrivere l’atto presso il Registro delle Imprese attraverso una pratica di Comunicazione Unica. Inizia quindi la fase di verifica dei requisiti al termine della quale, in caso di esito positivo, si procede all’iscrizione provvisoria entro 10 giorni dalla data di protocollo del deposito nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese, con la dicitura “start-up costituita a norma dell’articolo 4 comma 10 bis del decreto legge 24 gennaio 2015, n.3, iscritta provvisoriamente in sezione ordinaria, in corso di iscrizione in sezione speciale”. Quando poi viene iscritta nella sezione speciale la dicitura diventa “start-up costituita a norma dell’articolo 4 comma 10 bis del decreto legge 24 gennaio 2015, n.3”.

Il controllo è di quattro tipi: di mera legalità formale, di legalità formale allargata nel rispetto dell’articolo 11 della direttiva, di legalità formale dedicata e di verifica antiriciclaggio.

In caso di esito negativo, invece, l’ufficio sospende il procedimento d’iscrizione e assegna un termine non superiore a 15 giorni per regolarizzare la pratica. Se non viene regolarizzata, il Conservatore rifiuta l’iscrizione nella sezione ordinaria.

Dunque, ricapitolando, a partire dal 20 luglio 2016 gli atti costitutivi e gli statuti delle start-up innovative in forma di s.r.l. potranno essere redatti e sottoscritti con firma digitale secondo le modalità previste dall’art. 24 C.A.D., cioè da parte di ciascun contraente, e ciò potrà avvenire in maniera facoltativa e alternativa rispetto alla modalità ordinaria con atto pubblico.

 

(fonte Giorgia Martin – Centro Studi CGN)

IMU e TASI con contratto di comodato.

Premessa

Con il comma 10 lett. b) della Legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), il Legislatore introduce, a decorrere dal 2016 la riduzione del 50% della base imponibile per il calcolo dell’IMU e della TASI sull’immobile (non di lusso) concesso in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado e utilizzato da questi come abitazione principale. L’agevolazione è concessa solo se rispettate determinate condizioni e tra queste vi rientra la registrazione del contratto di comodato presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Proprio in merito alla predetta condizione, si erano nutriti dei dubbi circa i termini entro cui stipulare e procedere alla registrazione del contratto al fine di godere dell’agevolazione per tutti i mesi del 2016.

A spazzarli via ci ha pensato il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la con la Circolare n. 2472 del 29 gennaio 2016, con cui sono stati forniti gli opportuni chiarimenti in risposta ad un quesito in merito.

Prima di esporre il contenuto della Circolare, è opportuno ricordare una regola fondamentale dal seguire nella liquidazione sia di IMU sia di TASI ovvero che entrambi i tributi sono liquidati in base ai mesi di possesso e che è considerato per intero il mese in cui il possesso si è protratto per più di 15 giorni (comma 2 art. 9 D.Lgs. n. 23/2011).

Nella Circolare in questione, il MEF fa l’opportuna distinzione tra contratto di comodato in forma scritta e contratto di comodato in forma verbale. Infatti, il contratto di comodato non rientra tra quelli per i quali ne è prevista la forma scritta a pena di nullità (art. 1350 C.c.).

Si ricorda che per la registrazione del contratto di comodato è necessario il versamento dell’imposta di registro in misura fissa di 200 euro (da versare con F23 codice tributo 109T) e una marca da bollo dal 16 euro per ogni copia (minimo due) ogni quattro facciate e comunque ogni 100 righi.

 

Comodato scritto

Il contratto di comodato scritto rientra tra gli atti soggetti a registrazione in termine fisso (art. 5 DPR n. 131/1986) e la sua registrazione deve avvenire entro 20 giorni dalla data dell’atto (art. 13 DPR n. 131/1986).

Alla luce delle predette regole, pertanto il MEF chiarisce che al fine di godere dell’agevolazione in questione per tutti i mesi del 2016 (da gennaio a dicembre) è necessario procedere alla stipula del contratto di comodato entro il 16 gennaio 2016 con l’obbligo di procede alla registrazione entro il 5 febbraio 2016 qualora la data di stipula sia l’ultima disponibile.

Tuttavia, con la circolare, il MEF non tiene conto del fatto che data di stipula e data di decorrenza potrebbero non coincidere (la data di stipula deve essere sempre anteriore a quella di decorrenza e la registrazione deve avvenire entro 20 giorni dalla stipula e non dalla decorrenza) con la conseguenza che potrebbero verificarsi ipotesi diverse.

 

Comodato verbale

Con riferimento al contratto di comodato “verbale”, il MEF nella Circolare in esame, richiama quanto disposto dall’art. 3, comma 2, del DPR n. 131/1986 il quale rimanda all’art. 22 dello stesso DPR secondo cui “se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate”.

Per il contratto di comodato verbale, dunque, la regola generale è che questi non è soggetto ad obbligo di registrazione (se non enunciato in altri atti).

In merito alla necessità di procederne alla registrazione al fine di godere dell’agevolazione IMU e TASI del 50%, il MEF ritiene che si debba applicare quanto disposto dall’art. 3, comma 2, Legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) secondo cui le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico del contribuente la cui scadenza sia fissata anteriormente al 60° giorno dalla data della loro entrata in vigore.

Ne consegue, che qualora ad esempio il genitore voglia godere per tutto il 2016 dell’agevolazione IMU e TASI del 50% sull’immobile concesso in comodato al figlio, deve provvedere alla registrazione del contratto “verbale” (già in essere) entro il 1° marzo 2016.

Anche il tal caso occorre tener conto della data di decorrenza del contratto. Tuttavia, mancando la forma scritta, da cui poter evincere la distinzione tra data di stipula e data di decorrenza, si potrebbe considerare come prova di decorrenza del contratto, quella in cui il comodatario ha assunto la residenza e la dimora nell’immobile oggetto del comodato. Si ricorda, infatti, che altra condizione fondamentale al fine di godere dell’agevolazione è che il comodatario abbia residenza e dimora abituale nell’immobile ricevuto in comodato.

 

Agevolazioni prima casa: le novità dall’anno 2016.

La legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) al comma 55 ha introdotto un’importante novità in tema di agevolazione ai fini del registro nonché di Iva per l’acquisto dell’abitazione da adibire a “prima casa”.

In prima analisi si ricorda che l’agevolazione prima casa comporta i seguenti benefici ai fini dell’imposizione indiretta:

  • imposta di registro nella misura del 2 per cento (imposte ipotecaria e catastale fisse di 50 euro ciascuna) anziché del 9 per cento;
  • Iva nella misura del 4 per cento (imposte ipotecaria e catastale fisse di 200 euro ciascuna) anziché del 10 per cento.

Nel dettaglio la legge di Stabilità 2016 ha inserito il nuovo comma 4-bis all’interno della nota II-bis) dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 (decreto imposta di registro). Tale nuovo comma stabilisce, ora, che l’agevolazione fiscale per l’acquisto della “prima casa” si applica anche nel caso in cui l’acquirente sia ancora in possesso del suo immobile acquistato con lo stesso beneficio purché quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno dalla data dell’atto.

Attenzione

Nei casi in cui l’abitazione precedentemente acquistata con l’agevolazione prima casa non venga alienata entro un anno dall’acquisto agevolato della nuova abitazione, si verifica la decadenza dall’agevolazione prima casa goduta sul nuovo acquisto. Conseguentemente, il nuovo acquisto sarà soggetto a tassazione ordinaria, quindi, con registro al 9 per cento ovvero Iva al 10 per cento.

 

Agevolazione “prima casa” in pillole

Benefici in tema di imposizione indiretta

L’agevolazione “prima casa” comporta i seguenti benefici ai fini dell’imposizione indiretta:

  • imposta di registro nella misura del 2 per cento anziché del 9 per cento;
  • Iva nella misura del 4 per cento anziché del 10 per cento.

Trasferimento a titolo oneroso o gratuito

L’agevolazione in esame torna applicabile sia in occasione di trasferimenti a titolo oneroso che in relazione a trasferimenti a titolo gratuito, nel qual caso ha un’operatività limitata.Attenzione

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 20 marzo 2012, n. 25, ha affermato che le agevolazioni “prima casa” trovano applicazione anche nel caso di acquisto per usucapione.

 

Trasferimenti a titolo oneroso

Trasferimenti a titolo gratuito

Il beneficio “prima casa” può applicarsi nel caso di:

  • trasferimenti a titolo oneroso della piena proprietà;
  • trasferimenti a titolo oneroso della nuda proprietà, dell’usufrutto, del diritto d’uso e di abitazione;
  • altri atti a titolo oneroso a essi equiparati ai fini dell’IVA (e dell’imposta di registro, ove trovi applicazione tale imposta).
Attenzione

L’agevolazione si applica anche ai trasferimenti coattivi (espropriazione).

Inoltre, l’agevolazione torna applicabile anche quando l’acquisto sia limitato a quote di proprietà o di diritti reali:

  • sia nel caso in cui tali quote vengano acquistate da più parti congiuntamente;
  • sia ove l’acquisto della quota avvenga a opera del singolo soggetto.
L’agevolazione può trovare applicazione anche in relazione agli atti a titolo gratuito che realizzino un trasferimento immobiliare, ma in tal caso il beneficio opera solo in relazione alle imposte ipotecaria e catastale, mentre le imposte di successione e donazione debbono essere applicate in misura ordinaria. 

Attenzione

Risulta necessario che la richiesta del beneficio venga espressa nell’atto di donazione o nella dichiarazione di successione (circolare 7 maggio 2001, n. 44).

Trasferimento di pertinenze e agevolazione “prima casa”

Il comma 3 della nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986, in applicazione del principio generale secondo il quale alle pertinenze si applica il medesimo regime giuridico della cosa principale (art. 818, c.c.), stabilisce che l’agevolazione prima casa, in presenza dei requisiti oggettivi e soggettivi per applicarla, compete anche in relazione all’acquisto delle pertinenze della casa di abitazione, ancorché acquistate con atto separato.In relazione alle pertinenze accatastate come C/2, C/6 o C/7, l’agevolazione “prima casa” può trovare applicazione nei limiti di un’unità per ciascuna delle citate categorie.

Attenzione

L’agevolazione prima casa può trovare applicazione (circolare 7 giugno 2010, n. 31/E):

  • anche per l’acquisto della pertinenza di un immobile che, a suo tempo, sia stato acquistato senza l’agevolazione, in quanto il beneficio non era ancora previsto dalla normativa vigente al momento del trasferimento;
  • anche per l’acquisto della pertinenza di un immobile che, al momento dell’acquisto, pur trovandosi nelle condizioni oggettive e soggettive richieste dalla nota II-bis, all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986, non abbia goduto del trattamento agevolato in quanto ancora “allo stato rustico”.

Soggetti che possono richiedere l’agevolazione “prima casa”

Solo le persone fisiche, indipendentemente dalla loro nazionalità, e quindi sia nel caso in cui esse siano italiane, sia nel caso in cui siano di nazionalità straniera (circolare 12 agosto 2005, n. 38/E).Conseguentemente il beneficio torna applicabile anche:

  • per i cittadini extracomunitari, in presenza della condizione di reciprocità di cui all’art. 16 delle Disposizioni sulla legge in generale;
  • per i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, anche in assenza della verifica della condizione di reciprocità.

Attenzione

L’agevolazione compete anche al cittadino italiano emigrato all’estero, ma in tal caso non è richiesta la sussistenza della condizione relativa al trasferimento della residenza nel Comune in cui si trova l’immobile, purché quest’ultimo si trovi sul territorio nazionale (circolare n. 38/E/2005).

L’agevolazione si applica anche ai minori non emancipati e agli altri incapaci, quali interdetti e inabilitati (circolare n. 38/E/2005) ma, in tal caso, le dichiarazioni richieste dalla legge (nota II-bis, all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986) ai fini del godimento dell’agevolazione, anche se riferite al soggetto acquirente, sono rese dai rappresentanti legali.

Condizioni per poter beneficiare dell’agevolazione “prima casa”

In prima battuta è opportuno precisare che affinché tornino applicabili le agevolazioni “prima casa” l’acquirente dell’immobile abitativo deve dichiarare nell’atto definitivo di acquisto dell’immobile di essere in possesso dei requisiti per la prima casa. La dichiarazione costituisce un vero e proprio obbligo a pena di decadenza dalle agevolazioni. La dichiarazione resa non nell’atto di compravendita ma in uno specifico atto integrativo è ammessa, purché l’atto integrativo sia redatto secondo le medesime formalità giuridiche dell’atto originario.Inoltre, affinché tornino applicabili le agevolazioni fiscali “prima casa” sarà necessario che:

  1. l’immobile abbia destinazione abitativa. Va da sé che le agevolazioni fiscali torneranno applicabili unicamente alle abitazioni (per casa di abitazione può definirsi l’unità immobiliare destinata, per le sue caratteristiche strutturali, a essere utilizzata per il soddisfacimento delle esigenze abitative dell’acquirente). Ad eccezione delle categorie cat. A/1, A/8 e A/9 (abitazioni di lusso);
  2. l’immobile deve essere ubicato, alternativamente: i) nel territorio del Comune in cui l’acquirente abbia o trasferisca la propria residenza entro 18 mesi dall’acquisto; ii) nel territorio del Comune in cui l’acquirente svolga la propria attività (lavoro, studio, ecc.) se diverso da quello in cui risiede; iii) nel territorio del Comune in cui il datore dell’acquirente ha la sede o svolge l’attività, se l’acquirente stesso si è trasferito all’estero per motivi di lavoro; iv) in qualsiasi Comune sul territorio italiano nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero. Per quanto attiene alla residenza è bene precisare che la stessa si considera trasferita nella stessa data in cui l’interessato rende al comune, ai sensi dell’art. 18, commi 1 e 2, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 233, la dichiarazione di trasferimento. A tal riguardo bisogna prestare attenzione al fatto che per quanto attiene alla detrazione degli interessi sul mutuo “prima casa” per beneficiare di tale agevolazione il cambio di residenza deve essere effettuato entro e non oltre 1 anno dalla stipula del mutuo (fino all’anno 2000 il termine era di 6 mesi). Si segnala, inoltre, che la circolare 12 maggio 2000, n. 95, dell’Agenzia delle Entrate, ha chiarito che si perde il diritto alla detraibilità degli interessi sul mutuo “prima casa” laddove non fosse possibile trasferire la propria residenza entro i 6 mesi (la Circolare era stata pubblicata nel 2000, quindi vengono riportati 6 mesi, ora pari ad un anno) anche dipendesse da cause al contribuente non imputabili. Invece, affinché si possa godere degli altri benefici “prima casa” (imposta di registro, IVA, ecc) i termini sono pari a 18 mesi dalla stipula del rogito notarile.
  3. sussistono entrambe le seguenti condizioni: i) l’acquirente non è titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, del diritto di proprietà o di usufrutto, uso o abitazione su altre case di abitazione ubicate nello stesso Comune nel quale l’immobile con l’agevolazione è acquistato; ii) l’acquirente non è titolare, nemmeno per quote, anche se detenute in regime di comunione legale dei beni, di altre case di abitazione, o di diritti di usufrutto, uso, abitazione sulle stesse, compresa la nuda proprietà, situate nel territorio nazionale, per le quali l’acquirente ha già usufruito delle agevolazioni prima casa;
  4. l’agevolazione fiscale per l’acquisto della “prima casa” si applica anche nel caso in cui l’acquirente sia titolare, al momento del nuovo acquisto, di un altro immobile abitativo situato sul territorio nazionale, a suo tempo acquistato con l’agevolazione, purché l’immobile acquistato in passato con l’agevolazione sia alienato entro un anno dalla data del nuovo atto di acquisto agevolato (novità a opera della legge di Stabilità 2016).

Attenzione

Soltanto la titolarità di altro appartamento nello stesso comune adibito ad abitazione principale in comunione (legale o convenzionale) con il coniuge determina l’impossibilità di usufruire dell’agevolazione. Invece, la titolarità di una quota con persone diverse dal coniuge non è ostativa all’applicabilità dell’aliquota agevolata. In caso di requisiti posseduti solo da uno dei coniugi in comunione legale, l’agevolazione spetta per il 50 per cento, ossia limitatamente alla quota acquistata dal coniuge in possesso dei requisiti richiesti. Inoltre, se la dichiarazione di possidenza dei requisiti viene resa solo da uno dei due coniugi l’agevolazione spetta per il 50 per cento, ossia limitatamente alla quota acquistata dal coniuge che ha reso la dichiarazione.

Dichiarazioni da rilasciare nell’atto di acquisto

Al momento dell’atto, il contribuente deve rendere alcune dichiarazioni, necessarie al fine di godere dell’agevolazione. In particolare, l’acquirente deve dichiarare in atto:

  • “a pena di decadenza“, la propria volontà di stabilire la propria residenza anagrafica nel Comune ove si trova l’immobile oggetto di acquisto entro 18 mesi dalla data dell’atto;
  • di non essere titolare, né esclusivo, né in comunione con il coniuge, alla data dell’atto, di diritti di proprietà, uso, usufrutto o abitazione, su case di abitazione nello stesso Comune in cui si trova l’immobile oggetto di acquisto;
  • di non essere titolare, neppure per quote o in comunione con il coniuge, di diritti di proprietà, nuda proprietà, uso, usufrutto o abitazione, su case di abitazione site in tutto il territorio nazionale, acquistate con il beneficio “prima casa”.

Casi particolari di agevolazione “prima casa”

  • Acquisto di abitazioni contigue: la risoluzione 25 febbraio 2005, n. 25, ha previsto la possibilità di avvalersi dell’agevolazione “prima casa” (ricorrendo tutti gli altri presupposti di legge) anche nel caso di acquisto di unità immobiliari limitrofe a quella già acquistata con il beneficio e da accorpare ad essa;
  • Acquisto contemporaneo di due abitazioni limitrofe: circolare n. 38/E/2005 ha chiarito che l’agevolazione prima casa spetta anche:
  1. per l’acquisto contemporaneo di due appartamenti contigui destinati a costituire un’unica unità abitativa, purché l’abitazione conservi, anche dopo la riunione degli immobili, le caratteristiche di “non lusso” di cui al D.M. 2 agosto 1969 (condizione non più prevista dal 2014);
  2. per l’acquisto di immobile o porzione di immobile contiguo ad altra casa di abitazione precedentemente acquistata dallo stesso soggetto fruendo dei benefici prima casa. In tal caso – precisa la circolare – l’acquirente non è tenuto a prestare in atto la dichiarazione relativa alla novità nel godimento dell’agevolazione.

 

(fonte: STEFANO SETTI –  Mysolutionpost)