730 precompilato: vantaggi e criticità.

Parte l’operazione “730 precompilato” voluta dal decreto Semplificazioni fiscali: da una prima lettura delle bozze del modello 730/2015 e delle relative istruzioni, pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, emergono vantaggi e criticità della dichiarazione precompilata, che farà il suo debutto nel 2015.

L’Agenzia delle entrate, mantenendo fede alla promessa di rendere disponibili le bozze a fine novembre, ha pubblicato il modello 730/2015 e relative istruzioni, appunto, in bozza avviando, così, ufficialmente l’operazione “730 precompilato”.
La novità è contenuta nel D.Lgs. n. 175/2014 (decreto semplificazioni) e, almeno nelle aspettative di chi l’ha fortemente voluta, dovrebbe rivoluzionare il rapporto tra Fisco e contribuente, mettendo, quest’ultimo nella condizione di poter adempiere ai propri obblighi dichiarativi, comodamente seduto sulla sua poltrona di casa, senza le necessità di doversi per forza rivolgersi a commercialisti o Caf e, soprattutto, senza rischiare sanzioni se accetta quanto, il monitor del suo pc, gli propone di pagare (o di avere a rimborso).
La scena appena descritta, però, almeno per ora, appare ben lontana dall’essere realistica e ciò per una serie di motivi che, ad una prima lettura delle istruzioni diffuse, sembrano essere confermati.
Per capire meglio quali saranno i reali vantaggi e quali, invece, gli svantaggi o più esattamente, i punti critici del modello precompilato, occorre andare per ordine iniziando dai soggetti interessati.

Chi può avvalersi della dichiarazione precompilata

Le istruzioni, a tale proposito, sembrano chiare: infatti precisano che il modello 730 precompilato “viene reso disponibile” ai lavoratori dipendenti e ai pensionati che:
– hanno presentato il modello 730/2014 per i redditi dell’anno 2013;
– e, inoltre, hanno ricevuto dal sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (modello CU che da quest’anno sostituisce il CUD) con le informazioni relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e/o ai redditi di pensione percepiti nell’anno 2014.
La dichiarazione precompilata viene predisposta anche per i contribuenti, in possesso della Certificazione Unica 2015, che per l’anno 2013 hanno presentato il modello Unico Persone fisiche 2014 pur avendo i requisiti per presentare il modello 730, oppure hanno presentato, oltre al modello 730, anche i quadriRM, RT e RW del Modello Unico Persone fisiche 2014.
Invece, non viene predisposta se, con riferimento all’anno d’imposta precedente, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata (effettuata ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973).
Pertanto, tre sembrano essere le condizioni affinché l’Agenzia precompili il Mod. 730:
1) aver presentato il mod. 730 lo scorso anno o il mod. Unico PF ma dichiarando solo redditi che possono entrare nel 730 o, infine, il mod. 730 e Unico PF con i soli quadri RM (redditi soggetti a tassazione separata o imposta sostitutiva), RT (plusvalenze di natura finanziaria) o RW (investimenti e/o attività finanziare all’estero);
2) aver ricevuto il mod. CU dal proprio sostituto d’imposta;
3) non ci siano dichiarazioni integrative o correttive nei termini per le quali non è completata l’operazione di liquidazione.

Quali dati contiene il modello precompilato

Per la predisposizione del modello 730 precompilato, l’Agenzia delle entrate utilizza le seguenti informazioni:
– i dati contenuti nella Certificazione Unica, che da quest’anno viene inviata all’Agenzia delle entrate dai sostituti d’imposta (ad esempio il reddito di lavoro dipendente, le ritenute Irpef, le trattenute di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei familiari a carico);
– i dati relativi agli interessi passivi sui mutui, ai premi assicurativi e ai contributi previdenziali, che vengono comunicati all’Agenzia delle entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali;
– alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (ad esempio gli oneri che danno diritto a una detrazione da ripartire in più rate annuali, come le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili);
– gli altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).

Come viene recapitata la dichiarazione precompilata

Una volta reperiti tutti i dati, l’Agenzia li elaborerà e, mettendo insieme quelli già in suo possesso, è pronta a “compilare” la dichiarazione e renderla disponibile al contribuente a partire dal 15 aprile.
Qui iniziano alcune delle maggiori criticità: infatti, l’Agenzia delle entrate, nelle istruzioni, quando parla del modello precompilato, usa la locuzione “viene reso disponibile”.
Ciò fa intendere che si assisterà ad un lavoro “dietro le quinte” da parte dell’Agenzia che consisterà nel mettere insieme tutte le informazioni conosciute per il contribuente “Caio”, inserirle nel sistema informatico all’uopo predisposto e lasciarle lì, in attesa che il “signor Caio” si attivi per accedere ai suoi dati e confermarli o modificarli o, infine, rifiutarli.
Pertanto, si presuppone che il contribuente (o chi per lui) debba essere il solo soggetto che deve attivarsi per capire se nel sito dell’Agenzia c’è la sua dichiarazione precompilata.
Le possibilità per poter consultare il sito sono tre:
direttamente, previa registrazione ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate;
– conferendo apposita delega, tramite il proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale;
– conferendo apposita delega ad un Caf o un iscritto nell’albo dei consulenti del lavoro o in quello dei dottori commercialisti e degli esperti contabili abilitati allo svolgimento dell’assistenza fiscale.
Con riferimento al primo punto (consultazione diretta previa registrazione al sito dell’Agenzia), per accedere alla sezione in cui è disponibile la dichiarazione il contribuente deve essere in possesso del codice PIN, che può essere richiesto:
online, accedendo al sito dell’Agenzia www.agenziaentrate.gov.it e inserendo alcuni dati personali;
per telefono, chiamando il servizio di risposta automatica al numero 848.800.444 (al costo di una telefonata urbana);
in ufficio, presentando un documento di identità.
Da quanto detto, si capisce come sarà difficile che il “signor Caio” del nostro esempio si attivi per procurarsi il suo PIN e si metta comodamente seduto sulla sua poltrona di casa a visionare la sua dichiarazione. E ciò anche considerando la platea dei contribuenti potenzialmente interessati alla novità, costituita in gran numero da pensionati che, per definizione, hanno poca confidenza con gli strumenti informatici.
Ma poi, ammesso che il nostro “signor Caio” sia “tecnologicamente evoluto” e quindi sia riuscito a procurarsi le sue credenziali, è difficile immaginare che, una volta entrato nel sito e aperta la sua dichiarazione, non abbia più di qualche sussulto sulla sua poltrona man mano che si scontra con la difficile comprensione di una serie di numeri dietro ai quali, però, ci sono norme che presuppongono un minimo di conoscenze tecniche della materia fiscale.
Si può, dunque, ragionevolmente presumere che ci si rivolgerà in massa o al proprio sostituto d’imposta (sempre che entro il 15 gennaio dia la propria disponibilità a fornire assistenza fiscale) o, molto più probabilmente, ai Caf e ai professionisti abilitati che, quindi, in questo caso saranno chiamati non solo a “validare” la dichiarazione ma anche a trasmetterla (si ricorda che il termine ultimo di presentazione è stato uniformato e fissato al 7 luglio).

Presentazione della dichiarazione

Come appena accennato, oltre che direttamente, la dichiarazione precompilata può essere presentata tramite sostituto d’imposta o rivolgendosi ad un Caf/professionista abilitato.
Più in dettaglio:
1) Presentazione al sostituto d’imposta: il contribuente deve consegnare, oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1, in busta chiusa (scelte 8 e 5 per mille). Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle entrate e comunque entro il 7 luglio, il sostituto d’imposta consegna al contribuente una copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, con l’indicazione del rimborso che sarà erogato e delle somme che saranno trattenute.
2) Presentazione al Caf o al professionista abilitato: il contribuente deve consegnare oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1, in busta chiusa e deve esibire al Caf o al professionista abilitato la documentazione necessaria per verificare la conformità dei dati riportati nella dichiarazione.
Il contribuente conserva la documentazione in originale mentre il Caf o il professionista ne conserva copia che può essere trasmessa, su richiesta, all’Agenzia delle entrate.
I Caf o i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello 730 siano conformi ai documenti esibiti dal contribuente (relativi a oneri deducibili e detrazioni d’imposta spettanti, alle ritenute, agli importi dovuti a titolo di saldo o di acconto oppure ai rimborsi) e rilasciano per ogni dichiarazione un visto di conformità. Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle entrate e comunque entro il 7 luglio, il Caf o il professionista consegna al contribuente una copia della dichiarazione e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, elaborati sulla base dei dati e dei documenti presentati dal contribuente. Nel prospetto di liquidazione sono evidenziate le eventuali variazioni intervenute a seguito dei controlli effettuati dal Caf o dal professionista e sono indicati i rimborsi che saranno erogati dal sostituto d’imposta e le somme che saranno trattenute.
E su quest’ultimo punto, la situazione si complica ancora di più.
Infatti, per come è stata scritta la norma, le responsabilità addossate ai Caf e ai professionisti sono smisurate rispetto ai reali vantaggi (perché no, anche in termini economici) che si possono ricavare dal fornire assistenza fiscale.
L’aver “obbligato” i Caf o professionisti a mettere il visto di conformità e, di conseguenza, addossato su costoro le responsabilità per i dati indicati in dichiarazione (anche quelli forniti dalla stessa Agenzia), potrebbe rappresentare un forte “fattore di rischio” che può pregiudicare l’intera operazione.
Molto probabilmente non saranno pochi i professionisti che, per evitare le responsabilità, si faranno rilasciare dai propri clienti una “delega impropria” nel senso che li faranno abilitare per poi trasmettere la dichiarazione con le loro credenziali come se la stessa fosse stata validata e trasmessa direttamente dal contribuente; il nostro “signor Caio” potrebbe invece attribuire una “vera delega” al proprio consulente e, pagando i pochi euro dovuti per la sua prestazione, si libererebbe da ogni responsabilità e potrebbe finalmente dormire sogni tranquilli sulla sua comoda poltrona.
(fonte: www.ipsoa.it)

Modello 730 2014, tutte le novità della dichiarazione dei redditi.

Puntuale come ogni anno prende il via l’appuntamento più importante per tutti i contribuenti italiani: la dichiarazione dei redditi che, salvo modifiche, andrà consegnata entro il 30 aprile al sostituto d’imposta o il 31 maggio al Caf o ai professionisti abilitati.

Un varo che coincide con la pubblicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate del modello 730. Anche se si tratta di una bozza sono, comunque, diverse le novità introdotte, molte delle quali dettate dalla crisi.

I destinatari – Sono circa 17 milioni gli italiani che hanno percepito redditi nell’anno 2013 (di lavoro dipendente, co.co.co., contratti di lavoro a progetto, redditi dei terreni e dei fabbricati, redditi di capitale o prestazioni di lavoro autonomo occasionale) e che, chiamati in cassa a giugno per pagare le tasse, possono utilizzare il 730. Sono i lavoratori dipendenti, i pensionati, chi percepisce indennità sostitutive come integrazioni salariali o indennità di mobilità, i soci di cooperative di produzione e lavoro, di servizi e agricole, chi è impegnato in lavori socialmente utili, i lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato per un periodo inferiore all’anno (possono rivolgersi al sostituto d’imposta se il rapporto di lavoro dura almeno dal mese di aprile a luglio 2014 o presso un Caf se il rapporto di lavoro dura almeno da giugno a luglio 2014 e si conoscono i dati del sostituto d’imposta che dovrà effettuare il conguaglio). Presso un Centro di assistenza fiscale si possono, invece, rivolgere il personale della scuola con contratto a tempo determinato da settembre 2013 a giugno 2014 e i lavoratori che posseggono soltanto redditi di collaborazione coordinata e continuativa, almeno nel periodo compreso tra giugno e luglio 2014.

I vantaggi dell’utilizzo del 730 sono evidenti: non si fanno calcoli, la compilazione è più semplice, il modello non va trasmesso alle Entrate ma si consegna al datore di lavoro, all’ente pensionistico o all’intermediario. Soldi alla mano, poi, l’importo del rimborso Irpef si otterrà direttamente nella busta paga di luglio o nella rata di pensione ad agosto fatte salve le verifiche che da quest’anno l’Agenzia delle entrate porrà in essere in caso di rimborsi superiori a 4000 euro.

Se invece vanno versate delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (ad agosto o settembre).

Le principali novità sono le seguenti:

1. per la prima volta ci sarà la possibilità di utilizzare questa dichiarazione anche a chi non ha più un datore di lavoro.  Fino ad ora, infatti, era necessario presentare il modello Unico e attendere almeno due anni per ottenere eventuali rimborsi. Mentre il decreto legge 69/2013 (che già per il 2013 consentiva a chi era senza datore di lavoro di potersi avvalere del 730 “Situazioni particolari”) apriva solo a quanti avessero un saldo a credito. Da quest’anno, invece, tutti i lavoratori dipendenti che non hanno più un sostituto d’imposta, come ad esempio quelli che hanno cessato il rapporto di lavoro senza trovare un nuovo impiego, possono presentare il 730 a un Caf o a un professionista abilitato. Così dal prossimo maggio, il contribuente potrà pagare l’importo utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o utilizzare un bollettino postale o bancario. Mentre il credito sarà rimborsato in pochi mesi direttamente dall’amministrazione finanziaria sul conto corrente indicato.

2. E’ stato accordato un innalzamento della detrazione base per ciascun figlio a carico che passa da 800 euro a 950 euro, quella per figli di età inferiore a tre anni sale da 900 euro a 1.220 euro, mentre quella aggiuntiva per ogni figlio disabile passa da 220 a 400 euro. Scende, invece, a 630 euro l’importo massimo su cui calcolare la detrazione del 19% per i premi di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni. Nel ‘Quadro E’ del modello 730 (oneri, spese detraibili e oneri deducibili) spunta anche una nuova sezione destinata alla casa in cui è possibile richiedere il bonus del 65% per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche su immobili, adibiti ad abitazione principale o ad attività produttive, situati nelle zone ad alta pericolosità sismica.

3. È stata altresì introdotta la detrazione su mobili e grandi elettrodomestici (di classe energetica A+) per chi ha iniziato a ristrutturare dopo il 6 giugno 2013: si tratta del 50% in 10 anni su un massimo di 10mila euro. Confermato, invece, lo sgravio per il risparmio energetico nella misura del 55% o del 65% per le spese sostenute dopo il 6 giugno.

4. Erogazioni liberali – Sempre nel ‘Quadro E’ è possibile richiedere sia le detrazioni del 24% (prima erano del 19%) per le donazioni alle onlus che quelle in favore delle popolazioni colpite da calamità (per un importo fino a 2.065 euro). Rientrano anche quelle devolute a partiti e movimenti politici (tra 50 euro e 10mila euro). Da quest’anno è inoltre possibile richiedere il bonus, fino a 1.032,91 euro, per le erogazioni a favore dell’Unione buddhista italiana e dell’Unione induista italiana, enti ai quali è anche possibile destinare l’otto per mille dell’Irpef.

5. Cedolare secca – Il ‘Quadro F’ è interessante, invece, per quanti abbiano scelto di utilizzare la cedolare secca. In questo caso è prevista un’aliquota agevolata del 15% (fino al 2012 era del 19%) per i contratti di locazione a canone concordato. È bloccata invece al 21% l’aliquota per chi ha concesso in affitto immobili a canone libero. Per gli altri fabbricati locati, la deduzione forfettaria del canone scende dal 15% al 5 per cento.

6. Compensazione – Altra novità. Tutti i contribuenti possono utilizzare il credito che vantano con il fisco per ridurre o per pagare altre imposte, tramite il nuovo ‘Quadro I’. Si tratta, ad esempio, della Tares (la tassa sui rifiuti e servizi che ­ secondo i calcoli Uil ­ quest’anno peserà oltre 300 euro a famiglia) ed eventuali altre tasse non elencate nel 730, ma per le quali il pagamento va effettuato con il modello F24.

Comunicazione spese risparmio energetico all’Agenzia delle Entrate.

Entro la fine del mese di marzo va inviata la comunicazione alle Entrate per i lavori sul risparmio energetico degli edifici, effettuati a cavallo tra il 2013 e il 2014, per i quali sono stati effettuati dei pagamenti nel 2013. Il modello deve contenere l’ammontare di quanto pagato nel 2013 ed il mancato invio non ha come conseguenza la decadenza dell’agevolazione, ma comporta l’applicazione della sanzione da 258 euro a 2.065 euro.

Le regole generali
I contribuenti che nel 2013 hanno sostenuto spese per il risparmio energetico detraibili dall’Irpef/Ires e che non hanno terminato i lavori entro il 31 dicembre 2012, devono inviare entro il 31 marzo 2013 la comunicazione all’agenzia delle Entrate, indicando l’ammontare di quanto hanno pagato nel 2013.
In particolare, secondo le istruzioni del modello (provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 6 maggio 2009):
-devono essere comunicate solo le spese sostenute a partire dal periodo d’imposta 2012;
-la comunicazione deve essere inviata esclusivamente nel caso in cui i lavori proseguano oltre il periodo d’imposta nel quale sono iniziati;
-devono essere comunicate solo le spese sostenute nei periodi d’imposta precedenti a quello in cui i lavori sono terminati e non quelle sostenute nell’anno della fine dei lavori.
Le spese sugli interventi per il risparmio energetico, per essere agevolate, devono essere “sostenute” nei periodi d’imposta che vanno dal 2007 al 30 giugno 2013. Per i privati e i lavoratori autonomi vale il principio di cassa, quindi, sono agevolati solo i pagamenti effettuati, tramite bonifico bancario o postale, con l’indicazione della causale del versamento (detrazione del 55%, ai sensi dell’articolo 1, commi 344-347, legge 27 dicembre 2006, n. 296), dei codici fiscali dei beneficiari delle detrazioni e del codice fiscale o partita Iva del beneficiario del bonifico.

Per le impresa, invece, sono rilevanti le spese sostenute, in base al principio di competenza, entro il periodo d’imposta in corso al 30 giugno 2014. In questo caso, il momento di imputazione dei costi si ha alla data della consegna o spedizione dei beni mobili ovvero alla data di ultimazione delle prestazioni di servizi.
Il provvedimento del 6 maggio 2009 ha stabilito che i soggetti obbligati all’invio di questa comunicazione sono solo quelli che contemporaneamente:
-proseguono dei lavori iniziati nell’anno precedente;
-hanno “sostenuto” (cassa o competenza, per le imprese) spese agevolate nell’anno precedente a quello dell’invio della comunicazione.
Quindi, se i lavori sono effettuati a cavallo del 31 dicembre 2013, ma il pagamento viene effettuato solo nel 2014, la comunicazione non va inviata. Mentre se c’è stato un acconto lo scorso anno, va spedita, indicando i dati di quel pagamento. Infine, se un acconto è stato effettuato lo scorso anno, ma i lavori sono iniziati nel 2014, non va effettuato alcun invio alle Entrate.
La comunicazione alle Entrate non doveva essere inviata per i lavori sostenuti nel 2007 e/o nel 2008, quindi, la prima scadenza della comunicazione è stata il 31 marzo 2010 e ha riguardato le spese relative ai lavori “sostenuti” nel 2009.
L’invio della comunicazione alle Entrate non sostituisce quella da trasmettere all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Inoltre, il contribuente con lavori a cavallo d’anno deve continuare ad attestare che i lavori non sono stati ultimati nell’anno precedente, se vuole iniziare a beneficiare della detrazione del 55% già dalla dichiarazione di quel periodo d’imposta, senza attendere la fine dei lavori e il conseguente invio della documentazione all’Enea (articolo 4, comma 1 quater, decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 19 febbraio 2007).

Modalità di invio
La comunicazione va inviata alle Entrate, solo in via telematica, direttamente dal contribuente tramite Fisconline o tramite gli intermediari abilitati.
Se l’immobile è in comproprietà, contitolarità di diritti reali o di coesistenza di più diritti reali sullo stesso immobile, ovvero di pluralità di locatari o comodatari, e le spese sono sostenute da più soggetti, la comunicazione può essere inviata solo da uno di essi. Per i condomini, la comunicazione degli interventi sulle parti comuni può essere trasmessa dall’amministratore del condominio o anche da uno dei condomini.

I carichi di famiglia penalizzano i rimborsi del 730/2014.

Il comma 586 dell’art.1 della legge di stabilità ha posto un limite ai rimborsi automatici da modello 730 se la loro entità supera i 4.000 euro. In questo caso sarà l’Ufficio delle Entrate, a seguito di controlli, ad erogare al contribuente l’importo effettivamente spettante. La causale di sospensione a breve di tali rimborsi parrebbe essere la necessità di controllare in via preventiva la spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia e/o . Decisione discutibile se si pensa che difficilmente questi da soli superano il limite stabilito.

Si ritiene che i soggetti che saranno maggiormente interessati da questa misura saranno i lavoratori dipendenti che hanno usufruito delle detrazioni per ristrutturazioni edilizie o affini. Ricordiamo che per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2014, la detrazione Irpef è salita al 50%, passando al 40% per il periodo 1º gennaio 2015 – 31 dicembre 2015. Il tetto massimo di spesa è stato fissato ad € 96.000,00 fino al 31 dicembre 2013 che ritorna ad essere di € 48.000,00 a partire dal 1° gennaio 2014.

I conti sono presto fatti:€ 48.000 diviso 10 anni, la detrazione deve essere infatti ripartita per dieci quote annuali di pari importo, il risultato è un credito di € 4.800,00. Un contribuente con figli e/o moglie a carico che compila il 730 e richiede a rimborso la quota annuale massima da ristrutturazione edilizia sarà soggetto a verifica. Nel caso in cui la verifica dovesse confermarne la spettanza, la somma richiesta sarà si erogata dall’Agenzia ma con tempistiche differenti (più lunghe) rispetto a quanto accadeva con i sostituti d’imposta.

Fatto salvo che i controlli preventivi vengono attivati in presenza di carichi di famiglia e/o in presenza di eventuali eccedenze riportate dagli anni precedenti, riteniamo che ,per il contribuente che non presenta queste casistiche ,il rimborso, ancorché superiore al limite, debba essere effettuato dal sostituto d’imposta senza particolari verifiche.

Debora Gattoni

dgattoni@etsrl.com

Detrazione libri 2014: come fare per.

La detrazione libri 2014 scolastici, universitari e di lettura è un’agevolazione fiscale prevusta dal comma 2 del Decreto Destinazione Italia, rivolta ai contribuenti che acquistano libri scolastici e universitari o per la lettura  pari al 19% su un massimo di spesa complessiva pari a 2000 euro per ciascuna persona fisica e giuridica, ed è valida per una durata di 3 anni, ossia, fino al 2016.

La detrazione libri 2014 è una spesa che si può detrarre sia da coloro che compilano il modello 730 che da coloro che compilano il modello UNICO.

La misura della detrazione spettante per chi acquista libri scolastici e universitari o per la lettura, è del 19% per un tetto massimo di 2000 euro. Tale detrazione fiscale, è prevista dal comma 2 del Decreto Destinazione Italia, che specifica anche l’ammontare del credito d’imposta:

Il valore di 2000 euro è diviso equamente su due tipologie di libri:

  • euro 1.000 per i libri di testo scolastici ed universitari
  • euro 1.000 per tutti gli altri tipi di pubblicazioni identificati con il codice ISBN e EAN.

Pertanto, i contribuenti che nel corso del 2014 effettuano l’acquisto di libri scolastici, universitari o di altri tipi di pubblicazioni, possono scaricare il 19% della spesa per un massimo di 2.000 euro. Sono esclusi dalla detrazione 19% gli acquisti di libri in formato digitale,ossia, gli ebook (ASSURDO) e quelli già deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo.

Ad esempio se la spesa è stata di 1.000 euro si possono scaricare fino a 190 euro, se la spesa è stata di 500 euro la detrazione spettante è di 95 euro.

I contribuenti per far valere la detrazione libri 2014, sull’acquisto di libri scolastici e universitari o altri libri di lettura, devono farsi rilasciare dal rivenditore il documento fiscale.

infatti, il comma 3 Decreto Destinazione Italia, prevede che per avere diritto alla detrazione del 19% sulla spesa libri, l’acquisto deve essere documentato fiscalmente dal venditore, sul quale sia indicato il codice ISBN.

E ciò potrebbe far nascere molte criticità, in quanto, i rivenditori dovranno attivarsi immediatamente per poter rilasciare una documentazione fiscale valida ai fini della detrazione, oltre a dover distinguere tra libri scolastici e universitari e altri tipi di pubblicazioni, la compatibilità tra l’ammontare delle detrazioni richieste e la capienza dei fondi disponibili per non sforare, oltre che capire da quale periodo d’imposta partirà l’agevolazione fiscale.

In attesa che venga emanato dal Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, specifico decreto entro 30 giorni dall’adozione dell’intervento, è utile dire che quindi per avere diritto alla detrazioni libri 2014 serve la fattura e non lo scontrino.
La fattura dovrà quindi essere probabilmente diversa a seconda che l’acquisto sia un libro scolastico o universitario o altro tipo di pubblicazione e dovrà contenere, oltre al codice fiscale del contribuente o la partita IVA del cliente, il dettaglio dei libri acquistati con titolo e relativo codice EAN.

Le modalità con le quali deve essere esercitato il diritto alla detrazione libri 2014 dalla dichiarazione dei redditi, sono descritte nel comma 6 del decreto, che stabilisce le modalità di fruizione dell’agevolazione fiscale: “Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale il beneficio è maturato. Per cui la detrazione libri 2014 pari al 19% su un tetto di spesa massima di 2.00 euro può essere fatta valere a partire dalle dichiarazioni dei redditi effettuate mediante modello 730 2015 redditi 2014 o Unico 2015 redditi 2014.

Per quanto riguarda il reddito d’impresa, sempre nel comma 6, si legge che la detrazione libri 2014 non concorre alla formazione del reddito e né della base imponibile ai fini di calcolo IRAP e degli interessi passivi, inoltre, è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997”.

(fonte: guidafisco)