Voluntary Disclosure: ultima opportunità per l’emersione dei capitali all’estero?

In uno scenario caratterizzato dall’inasprimento della lotta all’evasione fiscale, alimentato anche dai recenti accordi internazionali di cooperazione per lo scambio delle informazioni, il D.L. n. 4/2014 ha introdotto la disciplina della collaborazione volontaria (cd. voluntary disclosure) finalizzata a fornire una sorta di ultima occasione a coloro che detengono patrimoni all’estero non dichiarati al Fisco in violazione della normativa relativa al monitoraggio fiscale.

Chiariamo subito. Non siamo davanti ad una nuova versione dello scudo fiscale. Anzi.

In primis questa procedura non prevede l’anonimato. Nello scudo poi si pagava una sanzione una tantum e lo stesso non prevedeva sanzioni penali. Con la voluntary disclosure si andranno invece a pagare per intero le imposte evase con agevolazioni solo per le sanzioni connesse. Inoltre, dal punto di vista penale, vengono meno solo i reati di dichiarazione omessa e dichiarazione infedele mentre la frode e gli altri reati fiscali rimangono, anche se alcuni di questi con sanzioni ridotte.

Ma andiamo per ordine:

  • Chi può accedervi: possono accedere alla procedura i soggetti obbligati alla presentazione del modulo RW ai sensi dell`articolo 4 del D.L. 167/1990, ossia le persone fisiche anche se titolari di reddito d`impresa o di lavoro autonomo, gli enti non commerciali e le società semplici nonché  i soggetti a essi equiparati, residenti in Italia. Non sarà possibile accedervi se il contribuente ha avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazione di norme tributarie, relativi alle attività non dichiarate. La procedura è preclusa anche se tale formale conoscenza è stata acquisita da soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o concorrenti nel reato.
  • Come si accede: il contribuente che intende attivare la “collaborazione volontaria” deve presentare una richiesta tramite la compilazione di un apposito modello. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è stata da poco pubblicata la bozza. L’istanza, non può essere presentata più di una volta, anche indirettamente o per interposta persona, ed è ammessa non oltre il 30 settembre 2015.
  • Cosa si deve dichiarare: la collaborazione deve riguardare tutti gli investimenti e le attività estere di natura finanziaria per i quali il contribuente non abbia ottemperato agli obblighi di monitoraggio fiscale. Di conseguenza nel modello dovranno essere indicati a titolo di esempio: conti correnti, immobili, partecipazioni, polizze assicurative a contenuto finanziario, oggetti di antiquariato e barche estere. Il contribuente dovrà altresì fornire i relativi documenti e le informazioni per la ricostruzione dei redditi che sono serviti per costituirli, acquistarli o che derivano dalla loro dismissione o dal loro utilizzo a qualunque titolo, relativamente a tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non sono scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione della violazione degli obblighi di dichiarazione.
  • Cosa si deve pagare: a seguito della presentazione della richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria l’Agenzia delle Entrate potrà:
  1. emettere un avviso di accertamento contenente le imposte calcolate  per intero sui redditi non dichiarati che hanno formato le disponibilità estere,  con irrogazione delle sanzioni ridotte di 1/6.
  2. emettere un provvedimento di irrogazione per la violazione degli obblighi di dichiarazione delle attività estere. La sanzione sarà ridotta della metà del minimo edittale se le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’Unione Europea e in Stati aderenti allo SEE. In caso contrario la sanzione sarà ridotta di 1/4 del minimo edittale.

È chiaro che se il contribuente potrà dimostrare che la disponibilità estera oggetto della collaborazione volontaria si è formata con redditi di periodi d’imposta non più accertabili, l’Agenzia emetterà il solo provvedimento d’irrogazione delle sanzioni per omessa compilazione del quadro RW di cui al sub 2).

  • Quando si deve pagare: Il contribuente deve versare in unica soluzione le somme dovute in base all’avviso di accertamento entro il termine per la proposizione del ricorso, oltre agli importi richiesti con l’atto di contestazione o il provvedimento di irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di dichiarazione delle attività estere. Il pagamento non può essere eseguito avvalendosi della compensazione.
  • Benefici penali: in relazione agli imponibili riferibili alle attività costituite o detenute all’estero, per il contribuente che attiva la “collaborazione volontaria” è esclusa la punibilità per i delitti di dichiarazione infedele e omessa (D.Lgs. 74/2000, articoli 4 e 5). Inoltre, le pene previste nei casi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (D.Lgs. 74/2000, articolo 2) o mediante altri artifici (D.Lgs. 74/2000, articolo 3) sono diminuite fino alla metà.

In conclusione l’analisi di convenienza effettuata sulla procedura di voluntary disclosure così come è attualmente disciplinata dal D.L. 4/2014 ci porta a concludere che potranno essere interessati:

  • coloro che hanno ereditato denaro, titoli e immobili all’estero e non li hanno mai dichiarati tramite il quadro RW;
  • quei contribuenti che saranno in grado di dimostrare che gli investimenti e le attività finanziarie detenute all’estero, seppur frutto di redditi evasi, risalgono ad annualità non più accertabili.

Le imposte scaturenti dalla procedura riguarderebbero infatti esclusivamente l’eventuale tassazione dei rendimenti che gli investimenti e le attività all’estero hanno fruttato negli anni ancora potenzialmente accertabili oltre alla sanzione per omessa compilazione del quadro RW  che viene però ridotta al 1,5% del valore non dichiarato o al 3% se le ricchezze sono detenute in Paesi “black list”.

Qualora invece tali ricchezze siano state costituite in un periodo d’imposta ancora accertabile dall’Amministrazione Finanziaria, l’importo che dovrà essere versato per usufruire della regolarizzazione sarà molto più che notevole.

A tal proposito, si ricorda che i periodi accertabili da parte del Fisco possono essere raddoppiati nel caso in cui i beni da regolarizzare siano detenuti in un Paese “black list” oppure nel caso in cui il soggetto che usufruisce della voluntary disclosure abbia commesso dei reati punibili penalmente.

(fonte: Davide Giampietri – Centro Studi CGN)

Rientro dei capitali all’estero: ultimi chiarimenti.

Con la circolare n. 27/E del 16 luglio 2015 l’Agenzia delle Entrate ha fornito le risposte ai numerosi quesiti pervenuti con riferimento alle problematiche evidenziate in sede di prima applicazione della procedura di collaborazione volontaria.

I temi affrontati dalla circolare sono l’ambito soggettivo e oggettivo della collaborazione volontaria, le cause di inammissibilità, gli adempimenti a carico del contribuente, l’ambito temporale, gli aspetti sanzionatori e il perfezionamento della procedura.

Tra i chiarimenti maggiormente attesi si evidenziano quelli relativi alle modalità operative per la riemersione delle attività detenute all’estero in presenza di soggetti delegati. In particolare, l’Agenzia delle Entrate precisa che i delegati che non risultano essere i titolari effettivi delle attività presenti sui rapporti sono tenuti alla disclosure, ma non può essere loro attribuito alcun reddito connesso alle stesse.

La circolare chiarisce, inoltre, che nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria è possibile fare emergere anche attività conservate nelle cassette di sicurezza. Per i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione per l’anno 2009, spiega la circolare, ai fini della procedura di collaborazione volontaria, non rileva il denaro contenuto in una cassetta di sicurezza che non sia mai stata aperta dopo il 31 dicembre del 2009.

Nell’ipotesi invece in cui il denaro era già detenuto in un paese black list in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, in un periodo d’imposta per il quale non è decaduta la contestazione delle violazioni, questo dovrà essere indicato nella relazione di accompagnamento della procedura di collaborazione volontaria internazionale.

Gli amministratori di società di capitali con poteri di firma sui conti correnti di società domiciliate in un paese straniero, saranno dispensati dalla compilazione del quadro RW del modello Unico, anche se non risultano beneficiari di redditi connessi.

Chiarimento anche per IVIE (Imposta sugli Investimenti immobiliari all’estero) e IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’estero). Secondo l’Agenzia delle Entrate, gli effetti della collaborazione volontaria si applicano anche a IVIE e IVAFE, per quanto riguarda versamento, accertamento, riscossione, sanzione e rimborsi.

Relativamente alle annualità oggetto di regolarizzazione, la circolare precisa che la richiesta di collaborazione volontaria internazionale deve riguardare le violazioni degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale nonché le infedeltà dichiarative afferenti gli imponibili agli effetti delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’IRAP, dei contributi previdenziali, dell’IVA e delle ritenute, commesse fino alla data del 30 settembre 2014, in relazione a tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non sono decaduti i termini per l’accertamento o per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale.

La circolare chiarisce anche le modalità di applicazione del cosiddetto “metodo forfetario per il calcolo dei rendimenti delle attività illecitamente detenuti all’estero. In particolare, viene chiarito che il metodo è applicabile quando la consistenza delle attività patrimoniali nel loro complesso, in una singola annualità, non eccede i 2 milioni di euro. In caso di attività cointestate non rileva, quindi, l’ammontare della singola quota riconducibile al contribuente.

Riguardo alle cause di inammissibilità, la circolare precisa che la collaborazione volontaria non è ammessa nel caso in cui la causa ostativa sia stata formalmente conosciuta dall’autore della violazione che richiede l’accesso alla stessa, o dai soggetti con questo solidalmente obbligati in via tributaria o da eventuali concorrenti nel reato.

Infine, la circolare chiarisce che i contribuenti possono scegliere se ricorrere alla procedura di collaborazione volontaria o al ravvedimento operoso. Per ulteriori approfondimenti puoi scaricare la circolare cliccando qui.

Lo Studio rimane a completa disposizione per la valutazione delle singole posizioni.

(fonte: Antonino Salvaggio – Centro Studi CGN)

Voluntary disclosure verso una proroga?

Si avvicina la scadenza del 30 settembre per l’invio, all’Agenzia delle entrate, della richiesta di adesione alla collaborazione volontaria (c.d. voluntary disclosure) e inizia a far capolino tra i contribuenti interessati e i loro consulenti la necessità di fruire di un maggior termine per l’adempimento. Varie sono le ragioni che spingerebbero verso una proroga: da un lato la complessità della procedura che richiede non pochi passaggi, anche, e soprattutto, di carte, dall’altro, la scarsa adesione sin qui registrata, anche a causa dell’incertezza su alcuni aspetti della disciplina, quando ormai mancano poco più di due mesi alla scadenza.

Si potrebbe profilare una proroga della scadenza della voluntary disclosure: sono questi i rumors che iniziano a circolare, specialmente tra gli “addetti ai lavori”, con riferimento alla sempre più vicina dead line del 30 settembre 2015.
Entro tale data, come noto, deve essere presentato, per via telematica, il modello di richiesta di accesso alla procedura per rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse fino al 30 settembre 2014 in materia di emersione e rientro di capitali.
Ma a poche settimane dalla scadenza, la procedura non riesce a decollare per una serie di cause, prime tra tutti, l’estrema macchinosità della stessa e l’incertezza, solo parzialmente risolta, su alcuni punti focali.
Di seguito si sintetizzano i suddetti aspetti, cercando di coglierne le criticità che potrebbero giustificare una proroga dei termini.

La procedura

La procedura per aderire alla sanatoria prevede due adempimenti fondamentali:
1) la presentazione di una domanda;
2) la compilazione e spedizione di una relazione accompagnata da documenti giustificativi.
Andando un po’ più nel dettaglio, è previsto che le richieste di attivazione della voluntary andranno presentate entro il 30 settembre 2015, esclusivamente per via telematica e che l’Agenzia invierà una comunicazione attestante l’avvenuta ricezione.
Entro i trenta giorni successivi alla presentazione della domanda, e comunque non oltre il 30 settembre 2015, i contribuenti dovranno inviare la relativa documentazione all’indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec) indicato nella ricevuta, assieme a una relazione contenente, per ciascuna annualità d’imposta, la descrizione analitica delle informazioni e dei dati riportati in sintesi nella richiesta.
In particolare, la relazione di accompagnamento comprende i dati relativi a:
– l’ammontare degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituite o detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona;
– la determinazione dei redditi che servirono per costituirli o acquistarli, nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo;
– la determinazione degli eventuali maggiori imponibili, ancorché non connessi con le attività costituite o detenute all’estero.
E qui iniziano i veri problemi.
A quanto pare, la richiesta della documentazione presso gli istituti creditizi esteri non è così agevole e, soprattutto, celere.
I grossi gruppi bancari al di là dei confini nazionali (non si deve dimenticare che un gran numero di contribuenti interessati alla procedura ha conti in paesi che sino a poco tempo fa erano considerati a prova di “privacy bancaria”, tra i quali la Svizzera, e che per ciò non erano abituati a gestire un tale flusso di informazioni), si stanno trovando sommersi da richieste di documentazione riguardanti i conti in odore di voluntary, per cui, non è detto che tutte le richieste vengano evase in tempi brevi.
E poi, anche se ciò dovesse avvenire, le montagne di carte si riversano sulle scrivanie dei professionisti ai quali il contribuente deve necessariamente rivolgersi per porre in essere l’adempimento.
Montagne di carte che devono essere spulciate e soprattutto interpretate, operazione per operazione, al fine di ricostruire la vita del rapporto finanziario negli ultimi anni.
Ciò è di fondamentale importanza: infatti, tale ricostruzione è propedeutica alla predisposizione della relazione di accompagnamento, nonché della documentazione a supporto della richiesta di emersione.
E con l’analisi di questi documenti l’Agenzia delle entrate “validerà” la richiesta e avvierà la vera e propria fase di contraddittorio per giungere alla chiusura con il versamento delle somme richieste per sanare le violazioni.
La struttura della relazione di accompagnamento è riportata nel provvedimento dell’Agenzia delle entrate, del 30 gennaio 2015, ma sitratta di un format “base” nel senso che il contribuente può in ogni caso aggiungere altre informazioni per fornire qualsiasi altro elemento utile per la trattazione della procedura di collaborazione volontaria.
Pertanto, ammesso che la documentazione richiesta alle banche arrivi in tempi rapidi, la sua decodifica e la traduzione in informazioni utili ai fini della stesura della relazione non è un passaggio così scontato e, soprattutto, veloce.

Le incertezze

Alla macchinosità della procedura si sono aggiunti, man mano che “si prendeva il toro per le corna”, una serie di dubbi che, in molti casi, hanno rallentato l’intero processo.
Sia negli studi professionali, ma soprattutto, in occasione dei vari convegni che ormai si susseguono con ritmo frequente sono sorte molte incertezze, alcune su punti fondamentali dell’intera procedura.
Si è richiesto, prima, e si è atteso, successivamente, l’intervento chiarificatore dell’Agenzia delle entrate, più volte annunciato ma sempre rimandato.
Finalmente, il 16 luglio 2015 (quindi a due mesi e mezzo dalla scadenza), l’Agenzia ha emanato la circolare n. 27/E che risolve molti dei dubbi sollevati, ma non in toto.
Resta, poi, ancora scoperto il nervo dell’applicazione della disciplina sul raddoppio dei termini.
Nella circolare n. 27/E è stato chiarito che anche in presenza di istanza di collaborazione volontaria, è applicabile la disciplina del raddoppio dei termini prevista per il contrasto ai paradisi fiscali, contenuta nei commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 12 D.L. n. 78/2009.
Al riguardo l’Agenzia ha specificato che la deroga a tale normativa, ai soli fini della procedura di collaborazione volontaria e qualora ricorrano congiuntamente determinate condizioni, è prevista dall’articolo 5-quater, comma 4, D.L. n. 167/1990, come risultante per effetto della modifica apportata dalla legge sulla voluntary (legge n. 186/2014); ciò comporta necessariamente che la disapplicazione del raddoppio dei termini prevista da tale ultima disposizione non potrà applicarsi alle istanze di collaborazione volontaria pervenute prima della entrata in vigore della legge che l’ha prevista.
Inoltre, la disposizione contenuta nel citato articolo 12 è applicabile a tutte le annualità per le quali i termini per l’accertamento o per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale non erano ancora decaduti al momento dell’entrata in vigore del D.L. n. 78/2009.
Se questi sono i chiarimenti forniti, non bisogna dimenticare che è attualmente in discussione, nel decreto delegato di riforma fiscale sulla certezza del diritto, una norma, in tema di voluntary disclosure, sul raddoppio dei termini.
In sintesi, si prevede che possano accedere alla voluntary e quindi beneficiare della riduzione delle sanzioni amministrative tributarie e della non punibilità penale le attività e le imposte riferite ad annualità per le quali siano scaduti i termini per l’accertamento fiscale.
Tralasciando l’interpretazione della norma, che, da una prima lettura, non appare agevole, la stessa, però, come accennato, è ancora in fase di approvazione: il testo, dopo il secondo passaggio nel Consiglio dei ministri del 17 luglio, è, ora, nuovamente sui tavoli delle commissioni parlamentari per il relativo placet, per poi poter essere approvato definitivamente ed entrare in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
I tempi sono molto stretti, ma, pur sempre, trascorreranno ancora altri giorni prima dell’ufficializzazione.

La proroga

Tenendo conto di quanto fin qui riassunto, è evidente come la concessione di una eventuale proroga non sia un tabù.
Però, va considerato che l’Agenzia, una volta ricevuta la richiesta e la relativa documentazione deve svolgere una complessa attività di controllo della stessa al fine di comunicare al contribuente il quantum dovuto per perfezionare la procedura.
Occorreranno, quindi, i dovuti tempi tecnici per chiudere la pratica e, posticipare il termine del 30 settembre potrebbe pregiudicare l’intera operazione, almeno per ciò che riguarda i periodi d’imposta a rischio prescrizione.
Si sta, dunque, pensando ad una proroga parziale: pur restando fermo il termine del 30 settembre per l’invio della richiesta, si potrebbe concedere un maggior lasso di tempo per mandare la relativa documentazione.
Si tratta di un ipotesi ancora molto teorica, ma potrebbe essere una soluzione tampone, per permettere ai contribuenti, in difficoltà con il reperimento della documentazione, di fruire della sanatoria senza il rischio di sforare la scadenza e quindi, vedersi rigettare la richiesta.
La soluzione, come detto, è allo studio e, attualmente, non è dato sapere se poi vedrà realmente la luce: l’unica speranza è che non si rinnovi l’italica tradizione delle proroghe fiscali che, puntualmente, vengono concesse a ridosso della scadenza (se non il giorno prima), quando, ormai, i giochi sono fatti.
(fonte: http://www.ipsoa.it)