La sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Brescia (n. 314/2025) ha ribadito l’indeducibilità delle spese sostenute per abbigliamento generico—come borse, accessori o capi “di rappresentanza”—se non dimostrano un nesso diretto con l’attività professionale o aziendale. È ormai consolidato che l’onere della prova spetta al contribuente.
Il principio guida: l’inerenza e l’onere della prova
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Il principio di inerenza, sancito dagli articoli 109 (reddito d’impresa) e 54 (reddito di lavoro autonomo) del TUIR, stabilisce che una spesa è deducibile solo se strettamente connessa all’attività, diretta o indiretta, ma sempre funzionale.
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Recenti interpretazioni giurisprudenziali confermano che è il contribuente a dover dimostrare tale collegamenti
Cosa NON è deducibile
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Abbigliamento “di rappresentanza” o generico, incluso il doppio petto, anche se usato spesso nel contesto professionale: è considerato a utilità promiscuo.
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Le spese giustificate con motivazioni generiche, come “migliorare l’immagine”, non superano il vaglio fiscale ‒ si tratta di motivazioni ritenute astratte e non oggettive.
Cosa può essere deducibile (in tutto o in parte)
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Abbigliamento tecnico o obbligatorio per legge, come divise, tute, dispositivi di protezione o camici di medici e farmacisti; la toga dell’avvocato è pienamente deducibile
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Abiti specifici per spettacolo o moda, utilizzati solo per l’attività professionale, possono beneficiare di una deducibilità anche parziale (es. showgirl, artisti), soprattutto se imposti da vincoli contrattuali.
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In un caso particolare, la CTR di Torino (sentenza n. 959/2/24) ha ammesso la deduzione per un commercialista che, per le sue cariche istituzionali, doveva mantenere un certo decoro negli incontri professionali
Riepilogo della deducibilità delle spese d’abbigliamento
| Tipo di abbigliamento | Deducibilità | Condizioni principali |
|---|---|---|
| Abbigliamento tecnico obbligatorio (es. divise, toge) | Full (100 %) | Obbligatorio, esclusivo uso professionale |
| Abbigliamento specifico per spettacolo/fashion | Parziale (es. 50 %) | Vincoli contrattuali, uso esclusivo professionale |
| Abiti generici o di rappresentanza | Non deducibile | Uso promiscuo, motivazione generica non sufficiente |
| Abiti “eleganti” per decoro professionale (es. commercialista) | Possibile ma rischioso | Dimostrazione concreta della rilevanza professionale |
Consigli pratici per professionisti e PMI
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Conservare tutta la documentazione: fatture, contratti personali/di lavoro, note che giustifichino l’obbligatorietà o l’unicità dell’outfit.
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Valutare caso per caso: le spese non si considerano a priori deducibili; serve una valutazione concreta.
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Massimizzare la compliance: quando possibile, prevedere l’uso di abbigliamento specifico fin dai contratti (es. “la testimonial indosserà esclusivamente outfit forniti dal cliente”).
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Richiedi una consulenza mirata: in caso di controlli, avere una relazione tecnica e giustificativa redatta può fare la differenza.
Il principio di inerenza è il pilastro della deducibilità delle spese di abbigliamento: la giurisprudenza è ferma nel richiedere un nesso funzionale e diretto tra la spesa e l’attività esercitata. Anche “sembrare professionali” non basta. Lo Studio Tarabella è pronto ad assisterti nell’analisi personalizzata delle tue spese, nella predisposizione della documentazione e nella strutturazione di un approccio difensivo in caso di accertamento.
Dottore Commercialista e Revisore Legale, opero professionalmente nel campo della consulenza fiscale e societaria, con un particolare focus nell’ambito dell’analisi di bilancio, del controllo di gestione, della pianificazione fiscale e dell’ecommerce. Sono attualmente Revisore Legale e Membro del Collegio Sindacale di Spa ed Srl.



